Concorso Poesia Don Doride Bertoldi: torna a Quistello il Premio dedicato all’“Anfibio Rana”

Nell’ultima puntata di “Due Come Noi”, lo studio di Rigiriamo Web Radio si è riempito di storia e bellezza. Claudio Malavasi e Mauro Piva hanno annunciato ufficialmente il ritorno della 25ª edizione del Concorso di Poesia “Don Doride Bertoldi”.

Non è solo un bando letterario: è la riapertura di uno scrigno di memoria che appartiene a tutta la “Bassa”. Per capire l’importanza di questo premio, bisogna però conoscere l’uomo che lo ha ispirato, un prete che ha saputo trasformare il fango in versi immortali.

Chi era Don Doride Bertoldi? Il poeta che preferiva le rane ai “lampadari”

Immaginate un uomo dal corpo fragile, segnato da una salute difficile e da una gobba pronunciata, ma con una mente che correva veloce tra Dante, i classici greci e il latino. Questo era Don Doride Bertoldi, nato a Quistello nel 1869.

A Quistello lo ricordano tutti come “Anfibio Rana”. Non era un soprannome benevolo, ma il suo “nome d’arte” da battaglia. Don Doride era un prete ribelle e schietto: non sopportava l’ipocrisia dei vertici ecclesiastici, che lui chiamava sprezzantemente “i lampadari” — figure splendenti nei palazzi, ma lontane dalla polvere e dalla fatica della gente comune.

Proprio per questa sua lingua tagliente fu “esiliato” a Villagrossa di Casteldario, un angolo di mondo che lui definiva ironicamente “al cul del mond”. Lì, tra le risaie e il gracidare delle rane, Don Doride divenne la voce degli ultimi: cantò la fatica dei braccianti, il sudore delle mondine e la dignità degli scariolanti.

Il prete a piedi e la sfida della bicicletta “proibita”

C’è un aneddoto affascinante raccontato da Claudio e Mauro: all’epoca, un’ordinanza vescovile proibiva ai sacerdoti di andare in bicicletta, considerandola poco decorosa. Mentre gli altri prelati si spostavano in carrozza, Don Doride — che non poteva permettersi nemmeno un cavallo — percorreva chilometri a piedi tra le parrocchie, rivendicando con orgoglio la sua povertà. Era un uomo che viveva come scriveva: mescolando il sacro alla terra, l’alto dei classici alla musicalità del dialetto mantovano.

La 25ª Edizione: un atto d’amore per il territorio

Il concorso, nato nel 1997 da un’idea dell’artista Giorgio Pini (recentemente scomparso e a cui è dedicato un premio speciale), torna oggi grazie alla Libera Università, al Comune di Quistello e alla Pro Loco. Partecipare è un modo per raccogliere il testimone di Don Doride e dare voce alle proprie emozioni.

Come partecipare al concorso:

Se hai dei versi nel cassetto, ecco tutto quello che devi sapere:

  • Sezioni: Puoi partecipare con poesie in dialetto mantovano (con traduzione), in lingua italiana o nella sezione speciale per i giovani under 18.
  • Requisiti: I testi devono essere rigorosamente inediti.
  • Scadenza: Le opere vanno inviate entro il 31 luglio alla mail: concorsodondoride@gmail.com
  • Premiazione: L’appuntamento finale è per sabato 19 settembre presso il suggestivo Teatro Lux di Quistello.

Per tutti i dettagli tecnici e i moduli, vi invitiamo a consultare il sito ufficiale del Comune di Quistello.

La sfida è lanciata. Claudio e Mauro vi aspettano per riscoprire quella poesia che non sta nei libri polverosi, ma nelle strade della nostra provincia. Scrivete, partecipate e, soprattutto, restate sintonizzati: perché la storia di Don Doride, grazie a voi, ha appena iniziato un nuovo, emozionante capitolo.


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